Nel presente della nostra Terra c’è già un po’ di tutto: la letteratura di Isaac Asimov, i robot di Blade Runner, i comunicatori di Star Trek, l’immaginario di Star Wars. Ovvero la scenografia di un film che ci sta preparando all’inevitabile, ad un futuro prossimo in cui la domanda «siamo soli nell’Universo?» diventerà un moderno retaggio del nostro Medioevo.

Quasi una barzelletta. Non è un caso insomma che la Nasa stia trasformando l’astronomia, annuncio dopo annuncio, nel finale sempre meno a sorpresa di una storia fantastica, più che ormai di fantascienza. Ed è di ieri, dopo giorni di tam tam mediatico, la certezza che gli alieni esistono e siamo (anche) noi. Non li vediamo ancora (gli altri), abbiamo diversità di tempo e di spazio. Diversi gradi di separazione tecnologica e di evoluzione. Ma per certo ormai c’è che un giorno ci incontreremo, manca solo il quando. E soprattutto con chi.

C’è dunque un intero sistema solare non lontano da noi, se parliamo ovviamente di distanze astronomiche. A 39 anni luce da qui la missione Keplero ha scovato un sole – la nana rossa Trappist-1 che fa parte della costellazione dell’Acquario – con i suoi sette pianeti tutti della dimensione della Terra; e la bellezza della notizia è che tre di questi sono sicuramente rocciosi e alla distanza giusta dal sole, mentre sei sono dotati di una zona temperata, cioè di un’area in cui la temperatura si assesta in un range tra 0 e 100 gradi Celsius. Il che vuol dire atmosfera, vuol dire acqua, vuol dire vita. Pianeti quindi abitabili, dunque cugini; probabilmente anche fratelli, se non addirittura gemelli. «Non è più questione di sapere se ne troveremo in giro uno come il nostro, ma quando» dicono trionfalmente alla Nasa. E d’altronde la missione Keplero aveva già scoperto qua e là già un migliaio di possibili corpi celesti simili a quello terrestre, anche se non c’è mai stata la certezza che lo fossero davvero. In pratica: un intero sistema simile e al di fuori del nostro sistema è qualcosa di diverso, è «la scoperta più eccitante mai fatta», la garanzia che tra le miliardi di galassie che si rincorrono nel nostro universo, ci sono miliardi all’ennesima potenza di possibilità di trovare pianeti abitabili e probabilmente abitati. E averne qualcuno a due passi da casa è soltanto il primo passo. E pure la risposta alla domanda di cui sopra.

Il lavoro di una serie di telescopi guidati dallo Spitzer (in orbita a 568 km di altezza) ha insomma scovato intorno a quella vicina stella ultrafredda ciò che cerchiamo da tempo: i 7 satelliti dell’astro acquariano girano a una distanza inferiore di quella tra il Sole e Mercurio (ovvero circa 58 milioni di chilometri) e tutti – vista la bassa energia di Trappist-1 – sono capaci di ricevere una quantità di calore analogoa quella che viene irradiato sui pianeti interni del Sistema Solare (Mercurio, Venere, Terra e Marte). «Ora sappiamo che là fuori c’è vita, il prossimo passo è trovarla».

Il futuro è già scritto dunque, da chi aveva immaginato che i viaggi nello spazio fossero qualcosa di più di un genere di fantasia. Come detto la Nasa rilancerà per risolvere la nostra eterna curiosità con delle nuove missioni: a quella chiamata Keplero, che finisce così in gloria, succederà la Tess con nuovi strumenti orbitanti di osservazione che si spingeranno ancora oltre. E ancora dopo arriverà un super telescopio ad altissima definizione che i pianeti al di fuori del nostro sistema li potrà perfino fotografare. Restano comunque le diversità di spazio, tempo e tecnologia che rendono ancora irreale un contatto con altre civiltà. Ma l’impossibile ormai non esiste: è diventato probabile. E se mai arriverà l’Anno del Contatto, chi approderà su questo strano pianeta ricoperto d’acqua ma chiamato Terra – che visto da fuori è un minuscolo granello di polvere in un condominio molto affollato – troverà un mondo pieno (sicuramente) di uomini complicati e (probabilmente) di robot a cui bisognerà insegnare delle leggi perché non diventino la specie dominante. Tutto, tra l’altro, è già nero su bianco nelle pagine di alcuni libri e non è, appunto, fantascienza. Non lo è più.

 

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